mercoledì 28 agosto 2013

Dolcemente Complicate

Disclaimer: il seguente post contiene cinismo, misoginia, insulti a credenze religiose e scurrilità. Quindi ha senso leggerlo, a differenza del resto del blog.
Scusate, so di aver latitato un tantinello su questo blog ma ho passato gli ultimi mesi a litigare con un ebreo haredi aschenazita che mi aveva superato in fila alla cassa della Coop.
In pratica sono state lunghe settimane permeate da violente discussioni verbali, minacce e il notevole gap linguistico-culturale con l’esatto scopo di scrivere l’introduzione al post che state leggendo.
Perché se c’è una cosa che ho imparato durante il corso della mia vita è: mai inventare una scusa per non aver scritto sul blog senza insultare una minoranza religiosa.
E va detto che oltre la pacifica, benevola facciata di scopa-cugine avari e ultraortodossi, gli haredi aschenazi sanno essere dei veri maleducati.


Si perché ho comunque avuto modo di discutere col mio amico Jafet su un ampia antologia di argomenti peculiari della sua comunità: ho scoperto che sono molto intelligenti, che si passano le malattie genetiche come un calippo alla coca cola in una torrida giornata d’agosto e mi sono scoperto a apprezzare la spietata sincerità con cui trattano le donne.

Ci credereste? Loro sono una comunità apertamente misogina, placidamente avversa al genere femminile: impediscono alle portatrici di vagina di votare e osteggiano le mammellute amanti del make-up persino nel sedersi in autobus senza ambiguità o sotterfugi, chiaramente.

Noi qui li chiameremmo maschilisti, li tacceremo di anacronismo morale e probabilmente li faremmo anche giudicare da Alfonso Signorini dallo scranno di Pomeriggio Cinque.

PARENTESI
Vi capita mai di sognare a occhi aperti mentre parlate con un aschenazi e di ritrovarvi a odiare Alfonso Signorini?
Ora con questo non intendo dire che Alfonso Signorini giudichi senza che nessuno lo chiami in causa i vari aspetti della vita degli sfigati che gli capitano sotto quelle unghie laccate con sommari luoghi comuni e moniti strappa-applausi, intendiamoci. Sto solo affermando che il suo rapporto coi maschilisti è equiparabile a quello che una suora ha con il sadomaso: vorrebbe che qualcuno lo fosse con lei mentre ne declina disgustata le peculiarità.
FINE PARENTESI

Noi rispetto agli aschenazi ci crediamo migliori e in un certo senso abbiamo anche ragione: noi non abbiamo bisogno di brutti ometti con riccioli vorticanti che escono dalle orecchie che blaterano insensati moniti al gentilsesso dato che abbiamo le femministe, ovvero l’ala più estrema del maschilismo.

Segue breve descrizione della sottospecie di sensibili e coraggiose cagafigli.

In pratica noi qua nella patria della coerenza a tutto campo abbiamo queste  giovani donne svezzate a pane e DiPiùTiVù, indignate a prescindere e convinte nel combattere a tutti i costi le discriminazioni sessiste -non dico ridicolmente solo perché suppongo che il ridicolo per definizione faccia quantomeno ridere- e nel contempo cagano il cazzo se quando si vestono col domopak le chiami troie.
Non sono loro troie, sei te che sei maschilista.
Prendono per il culo le troniste e le veline ma esigono un cazzo di Trilogy per natale.
Si uniscono sotto l’egida della dignità gineco-solidale, leggono Dacia Maraini e Isabelle Allende MA pretendono che tu paghi loro la cena in cambio di un pompino svogliato in macchina e lo squillino della buonanotte. E quando vogliono prendere il completo controllo del partner, assoggettarlo ai loro biechi voleri e a pomeriggi di shopping, non devono nemmeno più dargli il culo come una volta.
Basta la password di facebook.
Anche perché il culo generalmente è la stretta di mano del 2013. Perché se non ora, quando?
Torna tutto no? Vi spiego meglio, per sicurezza.
In pratica se paghi loro la cena sei galante, se gli chiedi di fare la spesa sei un maschilista retrogrado che vive di stereotipi non consapevole della parità dei sessi nell’emancipazione propria del ventunesimo secolo.

Poi le ammazzi, e scopri che un giornalista sessantottino con una laurea in Ricerche su Wikipedia e la propensione allo scoop sensazionalistico ha inventato il femminicidio, e cagano il cazzo anche da morte.

L’omicidio di una donna ora si chiama femminicidio, per chi non lo sapesse.
Quote rosa, anche li.








Oh che poi se volete leggetevi il discorso iniziale che AuaDB aveva fatto qui capirete che ero partito tranquillo ma poi m'è partito il Dr House uncensored e bunanotte al secchio.

4 commenti:

  1. auuuungh, la femminista che è in me ribolle!
    Ribolle, sì, ma si trattiene.
    Perché poi, generalizzando generalizzando, c'è anche chi pare nato dagli stereotipi, eh.
    Comunque fingerò che il tuo post voglia semplicemente dire "gli haredi aschenazi sono brutti, cattivi e puzzano", dai, così magari quando ci incontriamo la prossima volta eviterò di salutarti calorosamente con della simpatica capsaicina negli occhi :D

    ...maschilista!

    RispondiElimina
  2. Hahaha Ommaaaaaamma!

    Via urge lo spiegòtto!

    Evidentemente il post mi è uscito un attimo "mmh!" perché avevo valutato che fosse piuttosto chiaro ma mi sa che no.

    Spiegòtto:

    Il post è anzitutto volutamente provocatorio, campanello di allarme ad esempio è il personaggio di Jafet in realtà non esiste. E' una di quelle entità immaginarie nate al precipuo scopo di permettermi paragoni notevolmente grevi e ironia di cattivo gusto.

    Secondariamente lo scopo (mancato, forse) era far riflettere proprio sullo STEREOTIPO della femminista di stampo POSTMODERNO, cioè quella che si batte per l'uguaglianza dei sessi ma rivendica come "diritti" il regalo di san valentino, l'anello di fidanzamento e la cena pagata. Si indignano di fronte alle pubblicità in cui si vedono tette e culi e si incazzano se nessuno nota la scollatura, la ceretta alle cosce nude, la minigonna rasopelo.

    Sono le femministe tutte così poco coerenti? Certamente no.

    Ma per mia esperienza la gran parte di donne che si dichiara apertamente femminista viene a mancare di convinzione di fronte a concessioni che pretendono e che non fanno altro che ghettizzarle maggiormente.

    Mi spiego meglio.

    Ultimamente ad esempio va di moda il "femminicidio", che altro non è che un noiosamente noto omicidio ma ai danni di una donna. Che vuol dire? E' così diverso ammazzare una donna rispetto a ammazzare un essere umano in quanto tale? Mistero.

    Ma ci marciano, e giù campagne sui giornali. E nessuna donna, NESSUNA si indigna per la campagna contro il femminicidio, mentre se fossi donna io mi sentirei un cazzo di PANDA. Cosa siamo, specie diverse? Ci serve il WWF? Quando ammazzano una donna vendono la pinna posteriore per la zuppa? Fanno i tappeti con la vostra pelliccia? Andiamo, su.

    Oltretutto, ho usato due riferimenti agli ebrei aschenaziti non a caso, dato che li C'E' l'esigenza dettata da una vera emergenza, li le trattano VERAMENTE come una categoria inferiore. Qui invece parlare di femminismo nella maggior parte dei casi è pura ipocrisia.

    Come di maschilismo, del resto.

    E si fa la battaglia sulla dignità ("Se non ora, quando?") per ottenere parità dei sessi -fra l'altro piazzandoci in scioltezza il culo di Raffaella Fico accanto- quando alla fine nessuno puntualizza che la parità NON è sessuale, ma è tra individui di razza umana, che siano di genere maschile o femminile.

    RIASSUNTO: i peggiori razzisti verso le donne, spesso sono coloro che si dichiarano femministe, pronte a rivendicare valori importanti come la dignità sessuale facendo battaglie di principio nei riguardi di una campagna pubblicitaria o di un commento E storcendo il naso di fronte a un uomo che non offre da bere, attaccandosi addosso da sole l'etichetta di "FEMMINE" quando sarebbe importante che rivendicassero prima di tutto la parità tra PERSONE.

    Poi magari sbaglio, ma insomma...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Massì che avevo capito! :)
      volevo fare la femminista anti-libertàdelledonne pure io, nguè :(

      E sì, sticazzi, le peggiori misogine son le donne che, probabilmente a causa del luogo/status/famiglia in cui sono cresciute, sono le prime a criticare, offendere e svilire le altre donne, quelle che non si comportano "come dovrebbero comportarsi".
      E parlo di quelle che danno della donna di facili costumi a quella che porta la minigonna (forse solo perché il fidanzato loro la sta guardando), parlo di quelle che disprezzano la moglie che vuole figli e vuol fare la mamma invece di arrampicarsi nella gerarchia di una qualche multinazionale.

      Alle femministe vere basterebbe solo che le donne, al pari degli uomini, fossero libere di essere quel che preferiscono.
      Mamme, donne in carriera, lap-dancers, mariti.

      paaah, ma è un discorso troppo lungo, cavolo, ci vorrebbero più di dieci anni di post per riuscire a venirne a capo!

      Elimina
  3. Io direi una cosa:
    Chiunque nasca donna è "femminista", nel senso che spera che un giorno lontano (lontano dal vaticano?) essa venga considerata un "essere umano", come l'uomo, con i suoi diritti e doveri, e non "donna" e quindi "altro rispetto ad un uomo". Come un uomo riconosce alcune mancanze, così la donna è tenuta a farlo; ma non c'è un sesso che è "meglio", non c'è il "più bravo", il "più intelligente", non c'è niente di tutto questo; bisognerebbe saper riconoscere le differenze biologiche e nient'altro,perché siamo tutti capaci bene o male di "vivere" e di "fare", e di "pensare" allo stesso modo. E' un concetto talmente sottile che è quasi impossibile da spiegare e ancor più impossibile da attuare, almeno per ora; perché nella società moderna, specie quella italiana, il femminismo, così come l'ho descritto, a mio parere non è mai nato. E il concetto di femminismo di cui parlo, se mai si fosse acceso come un barlume nel '68 o giù di lì, è stato immediatamente soffocato dall'impostazione socioculturale di questo paese, che ha continuato a considerare la donna un qualcosa che è altro rispetto all'uomo, non solo biologicamente. E per di più con il beneplacito delle stesse donne, cui sono stati dati finti diritti. Molti "diritti", da quelli di galateo a quelli che si sono insinuati anche nelle leggi giuridiche non sono altro che il ricordo perentorio che la donna va protetta di più, perché è considerata, da sempre, nonostante tutto,più debole e da accudire.
    Basta guardare le leggi sull'affidamente dei figli e sulla separazione-divorzio.
    Chiaro che molte donne le rivendichino come diritti, e lo sono..Ma fino a che punto sono "imparziali", e fino a che punto sono "parziali" perché la donna è considerata debole e meno capace di tirare avanti da sola, di rifarsi una vita?

    Basta guardare la dicitura "femminicidio"; ancora una volta si mette l'accento sul fatto che che la donna è "altro", è a parte, non è come un uomo, non si può parlare di omicidio.
    Perché non si parla allo stesso modo di "omosessualicidio"? o di "afroamericanicidio"?

    E stendiamo un velo pietoso sulla gestione de "il corpo è mio e lo gestisco io", col fiorire di calendari hot, letterine, notine, veline e chi più ne ha più ne metta, ri-assoggettandosi alla libidine maschile, stavolta volutamente e a pagamento.

    Ecco, se questo deve essere femminismo, io da femminista non lo voglio.
    Non ho mai chiesto che mi si offrisse da mangiare "perché sono una donna e va fatto così", o che mi si aprisse la portiera della macchina, o che mi si aiutasse a salire uno scalino. Ho anch'io un portafoglio, due mani, due braccia, due gambe, un cervello a coordinarli. Come un uomo.
    I "diritti" su cui premere sono ben altri, e il perdersi su emerite stronzate come una cena offerta non farà che scaraventare nell'oblio le piccolo lotte per l'uguaglianza che, pur essendo nate nella nazione sbagliata, hanno provato a cambiare qualcosa.

    Non so se sono stata spiegata (CIT)

    RispondiElimina